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sabato 1 marzo 2014

Tempo di saluti.

Non ho detto che lo chiuderò.

Ma a breve il Casualgamer Blog sicuramente non sarà più Casual.

martedì 4 febbraio 2014

[MY TWO CENTS REVIEW] The Last of Us, la recensione del videogioco (senza spoiler)




Premessa: parlare di The Last of Us in due righe è un po’ come parlare di politica dicendo che sono tutti dei ladri e degli stronzi. O descrivere una gnocca colossale dicendo solo che "aveva dei begli occhi", tralasciando magari le sue due mine mondiali o il fondoschiena da Dio. Si dovrebbero infatti spendere tante, troppe parole sulla realizzazione tecnica, sul lavoro incredibile dietro alle ambientazioni e ai personaggi, passando per la regia; si dovrebbero citare gli animatori virtuali che hanno dato vita a protagonisti di un realismo inaudito. E, ultimo ma non meno importante, il "fattore narrativo", dato che raramente un videogioco è riuscito a trattare argomenti seri e maturi senza scadere nel luogo comune del cliché da film di serie B, unendo allo stesso tempo narrazione + interazione (cosa che non è riuscita a fare David Cage in tre titoli).

Meraviglioso quindi?

domenica 5 gennaio 2014

[MY TWO CENTS REVIEW] Capitan Harlock 3D, la recensione del film (senza spoiler)




Andare al cinema avendo la mente sgombra da pregiudizi aiuta, spesso e volentieri. Succede, soprattutto quando si va magari a vedere un lungometraggio ispirato ad un qualcosa che si conosce a menadito, come un eroe dei fumetti o un personaggio dell'infanzia. Relativamente al rapporto tra me e Capitan Harlock non è questo il caso, visto che sin da bambino ho sempre preferito seguire le gesta di un Kenshiro, piuttosto che seguire il leggendario pirata che naviga fra le stelle, creato dal Maestro Leiji Matsumoto (forse, colpa anche delle penose emittenti televisive private degli anni '80, che sballavano i palinstesti come meglio credevano).

martedì 24 dicembre 2013

Felice Natale a tutti

Auguro buone feste a tutti i lettori con un grande classico da riproporre puntualmente ogni anno, un po' come "Una Poltrona per Due" su Italia 1 (che detto francamente, ha un tantinello rotto i coglioni).

Ad ogni modo, Felice Natale. E buona mangiata alla faccia mia.




mercoledì 18 dicembre 2013

[OSPITI D'ECCEZIONE #2] Bioshock Infinite - History repeats itself



Torna, per la seconda volta in un solo mese, l'ospite d'eccezione del CasualGamerBlog, ossia quel Livio Achilli che ha già spezzato in due quel gran videogioco mancato che è Super Mario 3D World. Oggi, forse per un suo innato senso di masochismo, ci dice la sua su BioShock Infinite, il tanto osannato terzo capitolo della saga che "era un buco nell'acqua e ora è salita in cielo". Buona lettura.


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Tutti conoscono il primo Bioshock: è uno sparatutto in prima persona con alcune buone idee realizzate in modo discutibile, che aveva il suo peggior difetto nella giocabilità. A controbilanciare i diffetti c'è una narrazione perfetta, un'ambientazione particolare e ben caratterizzata ed una atmosfera fantastica lo innalzavano a vette decisamente alte. Altra caratteristica distintiva di Bioshock è l'uso di poteri soprannaturali. Poteri eterogenei in grado di risultare utili nella situazioni più disparate: controllo di macchinari ed automi meccanizzati di ogni tipo, poteri d'attacco di fuoco, folate di vento o veri e propri cicloni in grado di far perdere l'equilibrio agli avversari, controllo mentale e chi più ne ha più ne metta. Partiamo dalla fine. 



Bioshock poteva essere un capolavoro da ricordare negli anni, così com'è invece è un buon gioco, nulla di più. E' un gioco che nulla aggiunge al panorama degli sparatutto in prima persona ma che grazie ad un'ambientazione ed una narrazione di molto sopra le righe merita di essere giocato. Senza troppe pretese. Come dite? Devo recensire Bioshock Infinite? Ah beh, poco male. Valgono le stesse identiche parole, nessuna esclusa. Difatti Infinite, purtroppo, ripercorre la stessa identica strada percorsa dal capostipite della serie e ne eridita tutti gli errori. Irrational Games, devo considerare il nome della vostra compagnia come un modus operandi nel far giochi? Basta dirlo. Fine? Se volete sì. In realtà no. C'è tutta la recensione. Ma tanto è questo che la maggior parte della gente legge e tantovaleva darvelo in pasto subito, per togliersi il pensiero, tanto il counter del Blog di Pavo è comunque salito. 


venerdì 6 dicembre 2013

[OSPITI D'ECCEZIONE] Mario è morto sull'Isola Delfino

Oggi non sarò io (Pavo) a scrivervi un pezzo. 
Bensì un ospite, molto gradito, ex collega ritiratosi a vita privata su di un eremo, meditando sul passato (glorioso), sul presente (nebuloso) e sul futuro (oscuro) dei videogiochi. E forse sulla gnocca.

Diamo quindi il benvenuto a Livio Achilli. E al suo viaggio in quel brutto pezzo di videogioco che è Super Mario 3D World.



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Ad un certo punto, abbastanza presto invero, ti ritroverai nella casa dei fantasmi, livello storico ed immancabile nella serie dell'idraulico italiano più famoso al mondo. Dopo aver schivato qualche fantasma ed aver superato alcune scale pericolanti, sul muro sporco e pieno di ragnatele troverai un quadro con un fantasma dipinto sulla tela. Quella scena è lo spartiacque che divide chi può capire quello che sto per scrivere e chi no. Se non ti viene l'immediato impulso di saltare dentro il quadro, puoi tranquillamente smettere di leggere questo articolo premendo la "X" in alto a destra del vostro browser. Amici come prima. Perdonami se ti do del tu senza conoscerti ma se sei saltato nel quadro allora abbiamo qualcosa che ci accomuna e non riesco a mantenere un tono formale, come dovrebbe essere.

Facciamo un passo indietro, anche due, vuoi?

lunedì 2 dicembre 2013

Quanto è bella la next generation


E' sempre bello quando inizia una nuova generazione. Perché come la metti la metti è un piccolo evento, soprattutto per gli addetti ai lavori, perennemente in febbrile attesa del fatidico "Day One" (puntualmente rotto dalle simpatiche catene di negozianti truffaldini). 

Ma è importante non dimenticare che prima di essere giornalisti del settore, siamo anche (e soprattutto) videogiocatori. Ergo, grazie alla generosità dei miei migliori amici (leggasi: scroccare), ho personalmente messo le mani sull'ottava generazione di console.


giovedì 21 novembre 2013

[MY TWO CENTS REVIEW] Breaking Bad (senza spoiler)




"All bad things must come to an end."

Iniziamo: trovo condivisibili molti degli elementi positivi evidenziati nelle migliaia di venerazioni che si trovano sul web, le quali, però, sembrano emergere principalmente da chi la serie l'ha seguita sin dagli albori, nell'ormai lontano 2008. 

Perché un telefilm, per entrarti dentro, devi "viverlo" assieme ai protagonisti ("si vive insieme, si muore da soli" no?). Io, invece, Breaking Bad me lo sono iniettato in vena in un mese e poco più, drogandomici manco fosse la metafentamina blu spacciata da Heisenberg. 

Ma ne è valsa la pena?


domenica 17 novembre 2013

mercoledì 30 ottobre 2013

[MY TWO CENTS REVIEW] Batman: Arkham Origins




Batman, dopo il ritorno al cinema nel 2005, 2008 e 2012, è diventato il beniamino di grandi e piccini. Al punto da vivere una seconda (o terza) giovinezza, dopo il calcio in culo assestato dai film con Val Kilmer e George "Lavazza" Clooney


Ma dopotutto, sono passati quasi 20 anni e come si suol dire, il tempo guarisce quasi ogni ferita. Ma per quanto riguarda il mondo dei giochini elettronici, Rocksteady Studios, coi primi due capitoli della serie Arkham (di cui non vi ammorberò con riassunti delle puntate precedenti), aveva ibridato l'atmosfera gotica dei seminali film di Tim Burton con un certo stile narrativo preso di peso dalla straordinaria serie animata di Batman degli anni '90 (quella con Cristina D'avena che cantava a squarciagola), partorendo prima un gioco d'avventura con una perfetta struttura alla Metroidvania (Asylum) e poi un Free Roaming Game assolutamente straordinario (City), quasi una ripartenza piuttosto che un sequel diretto del predecessore, capace di cagare in testa a tutti gli Assassin's Creed messi il fila indiana.


E ora, dopo le sconvolgenti rivelazioni del finale di Arkham City, il pubblico non vedeva l'ora di tornare a vestire i panni del pipistrello per la terza volta, coscenti del fatto che nulla sarebbe stato come prima in quel di Gotham (ma proprio nulla). E invece, nada: nel senso che non solo i ragazzi di Rocksteady sono missing in action (al loro posto arrivano gli sviluppatori di ... che hanno fatto questi?), ma per Batman: Arkham Origins si è addirittura optato per la facile strada del prequel, che narra un Cavaliere Oscuro più o meno inesperto combattere il team di villain sfigati, molti dei quali assolutamente sconosciuti anche per chi legge da vent'anni il fumetto come il sottoscritto (ora, siate sinceri, chi diamine li ha mai sentiti "Copperhead" o "Electrocutioner"?). 


E il gioco? Nella più classica tradizione del "ci piace vincere facile", WB Montreal ha furbescamente copia incollato le meccaniche perfette del predecessore, con la medesima (nel senso che è proprio la stessa di Arkham City, con tanto di Wonder Tower) porzione di città innevata tutta da esplorare, con in più un'altra frazione di metropoli inedita ed una notevole quantità di sub quest da affrontare. E Batman svolazza sempre come un acquilone, picchia i malviventi (col solito impeccabile e godurioso combat system), raccoglie informazioni, facendo ogni tanto capolino alla Batcaverna, più bella a vedersi che altro. 


E si, ci sono anche i millemila "trofei" dell'Enigmista da raccogliere. 


Insomma, definire Batman: Arkham Origins un vero e proprio seguito di Arkham City è quasi del tutto errato. Nel senso che il titolo WB è talmente simile al precedessore come meccaniche, stile e narrazione che sarebbe più onesto parlare di add-on (anzi no, le differenze ci sono, ma si tratta più che altro di piccoli passi indietro dal punto di vista grafico).


Sarebbe come dire che Cecilia e' la piu' gnocca tra le due sorelle Rodriguez.





La speranza è che il VERO terzo capitolo della serie sia segretamente in lavorazione in quel di Rocksteady, magari per la prossima generazione di console. 


PS: se avete più di vent'anni e vi piaceva la serie animata, vogliatevi bene e settate la lingua inglese parlata dal menù iniziale. Eviterete di incappare in uno spoiler abbastanza grosso dopo soli 3 minuti di gioco, dovuto al sempre preciso e professionale doppiaggio in lingua italiana. A meno che non siate diventati improvvisamente sordi o quasi ciechi. Come un pipistrello che si e' toccato troppo le vergogne guardando il video di Belen.