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martedì 4 febbraio 2014

[MY TWO CENTS REVIEW] The Last of Us, la recensione del videogioco (senza spoiler)




Premessa: parlare di The Last of Us in due righe è un po’ come parlare di politica dicendo che sono tutti dei ladri e degli stronzi. O descrivere una gnocca colossale dicendo solo che "aveva dei begli occhi", tralasciando magari le sue due mine mondiali o il fondoschiena da Dio. Si dovrebbero infatti spendere tante, troppe parole sulla realizzazione tecnica, sul lavoro incredibile dietro alle ambientazioni e ai personaggi, passando per la regia; si dovrebbero citare gli animatori virtuali che hanno dato vita a protagonisti di un realismo inaudito. E, ultimo ma non meno importante, il "fattore narrativo", dato che raramente un videogioco è riuscito a trattare argomenti seri e maturi senza scadere nel luogo comune del cliché da film di serie B, unendo allo stesso tempo narrazione + interazione (cosa che non è riuscita a fare David Cage in tre titoli).

Meraviglioso quindi?

domenica 5 gennaio 2014

[MY TWO CENTS REVIEW] Capitan Harlock 3D, la recensione del film (senza spoiler)




Andare al cinema avendo la mente sgombra da pregiudizi aiuta, spesso e volentieri. Succede, soprattutto quando si va magari a vedere un lungometraggio ispirato ad un qualcosa che si conosce a menadito, come un eroe dei fumetti o un personaggio dell'infanzia. Relativamente al rapporto tra me e Capitan Harlock non è questo il caso, visto che sin da bambino ho sempre preferito seguire le gesta di un Kenshiro, piuttosto che seguire il leggendario pirata che naviga fra le stelle, creato dal Maestro Leiji Matsumoto (forse, colpa anche delle penose emittenti televisive private degli anni '80, che sballavano i palinstesti come meglio credevano).

mercoledì 18 dicembre 2013

[OSPITI D'ECCEZIONE #2] Bioshock Infinite - History repeats itself



Torna, per la seconda volta in un solo mese, l'ospite d'eccezione del CasualGamerBlog, ossia quel Livio Achilli che ha già spezzato in due quel gran videogioco mancato che è Super Mario 3D World. Oggi, forse per un suo innato senso di masochismo, ci dice la sua su BioShock Infinite, il tanto osannato terzo capitolo della saga che "era un buco nell'acqua e ora è salita in cielo". Buona lettura.


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Tutti conoscono il primo Bioshock: è uno sparatutto in prima persona con alcune buone idee realizzate in modo discutibile, che aveva il suo peggior difetto nella giocabilità. A controbilanciare i diffetti c'è una narrazione perfetta, un'ambientazione particolare e ben caratterizzata ed una atmosfera fantastica lo innalzavano a vette decisamente alte. Altra caratteristica distintiva di Bioshock è l'uso di poteri soprannaturali. Poteri eterogenei in grado di risultare utili nella situazioni più disparate: controllo di macchinari ed automi meccanizzati di ogni tipo, poteri d'attacco di fuoco, folate di vento o veri e propri cicloni in grado di far perdere l'equilibrio agli avversari, controllo mentale e chi più ne ha più ne metta. Partiamo dalla fine. 



Bioshock poteva essere un capolavoro da ricordare negli anni, così com'è invece è un buon gioco, nulla di più. E' un gioco che nulla aggiunge al panorama degli sparatutto in prima persona ma che grazie ad un'ambientazione ed una narrazione di molto sopra le righe merita di essere giocato. Senza troppe pretese. Come dite? Devo recensire Bioshock Infinite? Ah beh, poco male. Valgono le stesse identiche parole, nessuna esclusa. Difatti Infinite, purtroppo, ripercorre la stessa identica strada percorsa dal capostipite della serie e ne eridita tutti gli errori. Irrational Games, devo considerare il nome della vostra compagnia come un modus operandi nel far giochi? Basta dirlo. Fine? Se volete sì. In realtà no. C'è tutta la recensione. Ma tanto è questo che la maggior parte della gente legge e tantovaleva darvelo in pasto subito, per togliersi il pensiero, tanto il counter del Blog di Pavo è comunque salito. 


giovedì 21 novembre 2013

[MY TWO CENTS REVIEW] Breaking Bad (senza spoiler)




"All bad things must come to an end."

Iniziamo: trovo condivisibili molti degli elementi positivi evidenziati nelle migliaia di venerazioni che si trovano sul web, le quali, però, sembrano emergere principalmente da chi la serie l'ha seguita sin dagli albori, nell'ormai lontano 2008. 

Perché un telefilm, per entrarti dentro, devi "viverlo" assieme ai protagonisti ("si vive insieme, si muore da soli" no?). Io, invece, Breaking Bad me lo sono iniettato in vena in un mese e poco più, drogandomici manco fosse la metafentamina blu spacciata da Heisenberg. 

Ma ne è valsa la pena?